Una promettente alternativa ai costosi e talvolta insoddisfacenti sistemi di dearsenificazione attualmente impiegati nella Tuscia potrebbe presto rivoluzionare il trattamento delle acque potabili nel Lazio. Si tratta di una tecnologia basata su membrane porose, una soluzione innovativa che ha suscitato l’interesse della Regione e che potrebbe significativamente ridurre i livelli di arsenico nelle acque destinate al consumo umano.
L’incontro tra ricerca e istituzioni: Una nuova speranza per la tuscia
L’argomento è stato al centro di un incontro cruciale, avvenuto poco prima di Natale, tra un qualificato gruppo di ricercatori e i rappresentanti della Regione Lazio. L’amministrazione regionale, attualmente gravata da ingenti spese annuali per la manutenzione degli impianti di dearsenificazione nella provincia di Viterbo, guarda con favore a questa nuova tecnologia, che promette di superare i limiti degli approcci tradizionali. Antonella Litta dell’Isde (Associazione medici per l’ambiente) ha sottolineato come la proposta abbia destato “notevole interesse da parte dell’assessorato regionale ai lavori pubblici”. All’incontro erano presenti figure di spicco del mondo scientifico, tra cui Francesco Galiano e Alberto Figoli del Cnr di Roma, il professor Bartolo Gabriele e la professoressa Raffaella Mancuso dell’Università della Calabria, l’ingegner Nicola Marcucci dell’assessorato ai lavori pubblici della Regione Lazio, oltre a una delegazione dell’Isde.
La tecnologia innovativa: Una membrana selettiva e a basso consumo energetico
La peculiarità di questa membrana porosa risiede nella sua composizione bio-ispirata. Come spiegato dall’Isde, essa incorpora un materiale speciale, un liquido ionico con zolfo e gruppi ionici, capace di legare in modo selettivo l’arsenico presente nell’acqua, sia nella sua forma trivalente che pentavalente. Questa caratteristica consente alla membrana di operare a bassa pressione, riducendo significativamente il consumo energetico rispetto ai sistemi tradizionali. Un ulteriore vantaggio è rappresentato dalla capacità di rimuovere esclusivamente l’arsenico, preservando i minerali utili e preziosi per la salute umana. I test condotti su soluzioni acquose modello hanno dimostrato un’eccezionale efficacia, con un abbattimento di oltre il 99% dell’arsenico.
Verso una gestione più efficiente e una prevenzione sanitaria efficace
L’Isde evidenzia come questa soluzione tecnologica possa tradursi in una drastica riduzione delle spese attualmente sostenute per la gestione della dearsenificazione. Ma i benefici non si limitano all’aspetto economico. L’adozione di questa membrana porosa rappresenta un intervento strategico di prevenzione sanitaria, volto a contrastare le numerose e gravi patologie correlate all’esposizione all’arsenico, anche a dosaggi medio-bassi e entro i limiti di legge.