Un evento gioioso come un matrimonio si è trasformato in un colpo di scena drammatico a Grosseto, quando i carabinieri hanno arrestato il novello sposo subito dopo la cerimonia nuziale. L’uomo, un 23enne di origini tunisine residente in Toscana, era ricercato per una rapina commessa a Montalto di Castro nel 2023. L’arresto è scattato in seguito alla condanna definitiva emessa nei suoi confronti.
I dettagli dell’arresto e l’indagine pregressa
L’arresto è avvenuto al termine della cerimonia civile, celebrata con una giovane donna grossetana, anch’ella ventitreenne e in dolce attesa. Le forze dell’ordine erano già a conoscenza del mandato di arresto grazie alle verifiche effettuate durante le pubblicazioni matrimoniali. L’inserimento dei dati del giovane nel sistema aveva immediatamente fatto scattare l’allarme, collegando il suo nome alla rapina avvenuta a Montalto di Castro, in cui era coinvolto insieme a un complice.
Il reato risaliva a un episodio di rapina aggravata per il quale il giovane era già stato arrestato dai carabinieri di Civitavecchia. La ricostruzione dei fatti aveva evidenziato come l’uomo, insieme al complice, avesse accerchiato la vittima, minacciandola e derubandola del telefono cellulare. Non contenti, i due aggressori avevano colpito la vittima con calci e pugni, ferendola con una lama e finendo per romperle una bottiglia in testa, prima di darsi alla fuga.
Il percorso giudiziario e la sentenza definitiva
In primo grado, il giovane era stato condannato a quattro anni e due mesi di reclusione, oltre al pagamento di una multa di 1500 euro e delle spese processuali. A seguito della scomparsa del suo legale, avvenuta per un malore ad agosto, la difesa era stata affidata a un nuovo avvocato, che aveva presentato ricorso alla Corte d’appello di Roma, ottenendo una riduzione della pena. Tuttavia, anche questa sentenza era stata impugnata con un ricorso in Cassazione, contestando la mancata sostituzione della pena. La Cassazione, però, aveva dichiarato il ricorso inammissibile “a causa della particolare capacità criminosa” dimostrata dall’imputato.
La decisione della Cassazione ha confermato la sentenza d’appello, stabilendo anche la condanna al pagamento delle spese processuali e di 3mila euro in favore della Cassa delle ammende. Secondo quanto emerso, il giovane non era a conoscenza del provvedimento del palazzo di giustizia che lo riguardava. Il giorno delle nozze si è quindi concluso con l’arresto e la prima notte di nozze trascorsa in carcere.