Si è concluso con due assoluzioni il processo per la morte di Hassan Sharaf, il 21enne detenuto egiziano deceduto il 30 luglio 2018 all’ospedale di Belcolle, sette giorni dopo aver tentato il suicidio nella cella d’isolamento del carcere di Mammagialla. La vicenda, che ha suscitato grande attenzione mediatica e dibattito pubblico, ha visto coinvolti la dottoressa Elena Niniashvili, medico del reparto di medicina protetta, e l’assistente capo coordinatore della polizia penitenziaria Massimo Riccio, responsabile del reparto in cui si trovava il giovane al momento dei fatti.
Le circostanze del decesso
Hassan Sharaf, originario dell’Egitto, era detenuto nel carcere di Mammagialla. Il 23 luglio 2018, il giovane tentò il suicidio nella sua cella d’isolamento. Nonostante i soccorsi immediati, le sue condizioni si aggravarono rapidamente, portandolo alla morte il 30 luglio 2018 presso l’ospedale di Belcolle. Le indagini successive hanno cercato di fare luce sulle responsabilità mediche e penitenziarie, con particolare attenzione alle condizioni di detenzione e alle procedure di assistenza sanitaria.
Il processo e le assoluzioni
Il processo per la morte di Hassan Sharaf ha visto confrontarsi parti civili e difese in un dibattimento lungo e complesso. La Corte ha pronunciato l’assoluzione per entrambi gli imputati: la dottoressa Elena Niniashvili e l’assistente capo coordinatore Massimo Riccio. La decisione della Corte ha tenuto conto delle prove presentate e delle testimonianze raccolte, che non hanno dimostrato responsabilità dirette degli imputati nel decesso del giovane detenuto. Le assoluzioni sono state accolte con reazioni contrastanti, con alcune parti civili che hanno espresso delusione per l’esito del processo.
Le reazioni e le implicazioni
La notizia delle assoluzioni ha suscitato diverse reazioni nel panorama locale e nazionale. Mentre alcuni hanno accolto la decisione come un riconoscimento della correttezza delle procedure seguite, altri hanno espresso preoccupazione per le condizioni di detenzione e la gestione della salute mentale all’interno degli istituti penitenziari. La vicenda di Hassan Sharaf ha posto nuovamente l’attenzione sull’importanza di garantire adeguate condizioni di detenzione e assistenza sanitaria per i detenuti, soprattutto per coloro che si trovano in situazioni di particolare vulnerabilità.