Allarme Crolli

L’ombra dei crolli sul patrimonio, interrogativi urgenti dopo la tragedia

Dopo la morte dell'operaio Stroici nella Torre dei Conti, la città dei Papi fa i conti con un'allarmante successione di cedimenti strutturali, tra incuria privata e assenza di un check-up pubblico. Un appello urgente per la sicurezza del centro storico.

L’ombra dei crolli sul patrimonio, interrogativi urgenti dopo la tragedia

Mentre la cronaca nazionale è scossa dall’ennesima vittima sul lavoro, a Viterbo, la “Città dei Papi”, la tragedia si è già consumata. Il recente crollo di parte della storica Torre dei Conti, avvenuto durante lavori di ristrutturazione e costato la vita all’operaio Octay Stroici, ha riaperto una ferita profonda e riacceso un dibattito mai sopito sulla sicurezza del patrimonio edilizio locale. Questo tragico evento non è un episodio isolato, ma si inserisce in una preoccupante sequenza di cedimenti che da anni affligge il cuore della città, ponendo seri interrogativi sullo stato di conservazione e sulla manutenzione di un tessuto urbano di inestimabile valore storico e artistico. La morte di Stroici è diventata, suo malgrado, il simbolo di una fragilità strutturale che esige risposte e interventi urgenti, prima che altre vite siano messe a repentaglio e prima che l’eredità medievale della città subisca danni irreparabili.

Una scia di allarmi e sfiorate tragedie nel cuore medievale

Basta ripercorrere la cronaca degli ultimi anni per cogliere la portata di questo fenomeno. La città, con il suo centro storico annoverato tra i più grandi e meglio conservati d’Europa, è stata teatro di una “lunga scia di crolli, distacchi e cedimenti” che hanno sollevato più volte l’allarme. L’autunno 2024 è stato particolarmente emblematico: la notte del 3 settembre, un pezzo d’intonaco si è staccato da un balcone in pieno corso Italia, proprio durante il primo trasporto della macchina di Santa Rosa per il Dies Natalis. Un evento che, per un soffio, non si è trasformato in tragedia, data la massiccia presenza di persone. Solo due giorni dopo, il 5 settembre, un altro campanello d’allarme risuonava con lo sbriciolamento di parte di un muro di contenimento in via Santa Maria in Gradi. E l’elenco non si ferma qui: il 20 settembre, un fregio araldico di palazzo Brugiotti, situato all’incrocio tra via Cavour e via Annio, ha ceduto. Questi episodi, susseguitisi a stretto giro, dipingono un quadro di vulnerabilità diffusa che va ben oltre la singola fatalità, indicando una problematica sistemica che merita un’attenzione prioritaria e non più rimandabile.

La consapevolezza istituzionale: L’allarme dell’assessore aronne

La gravità della situazione non è passata inosservata neanche tra le fila dell’amministrazione comunale. Già nell’autunno del 2024, l’assessore alla qualità degli spazi urbani, Emanuele Aronne, aveva riconosciuto pubblicamente la serietà del problema. Le sue parole, pronunciate proprio in riferimento ai cedimenti di settembre, suonano oggi come un monito premonitore. “Si tratta dell’ennesimo edificio privato che nel tempo e, soprattutto, per mancanza di manutenzione, purtroppo mostra i segni del tempo”, aveva dichiarato Aronne. L’assessore aveva poi aggiunto, con una lucidità che oggi appare ancora più evidente: “È una cosa che inizia a preoccupare anche perché a Viterbo di palazzi vecchi ce ne sono tanti e va fatto un serio approfondimento”. Questa dichiarazione sottolinea non solo l’età avanzata del patrimonio edilizio viterbese, ma anche la carenza di interventi conservativi adeguati, un binomio letale che sta mettendo a dura prova la tenuta strutturale di numerosi immobili, molti dei quali di pregio storico.

Le responsabilità dei privati tra incuria e obsolescenza

Se da un lato l’amministrazione riconosce il problema, dall’altro è chiaro che la questione delle responsabilità è multifattoriale. Una parte significativa del centro storico di Viterbo è costituita da proprietà private, molte delle quali vetuste e bisognose di costante e oneroso mantenimento. L’assessore Aronne ha opportunamente evidenziato come la “mancanza di manutenzione” sia un fattore chiave dietro l’insorgere di questi crolli e cedimenti. L’incuria, la difficoltà economica di affrontare ristrutturazioni complesse in edifici storici, o semplicemente la sottovalutazione dei segnali di degrado da parte dei proprietari, contribuiscono in maniera determinante a erodere la solidità strutturale. Questi edifici, spesso caratterizzati da tecniche costruttive antiche e materiali deteriorati, richiederebbero un monitoraggio e interventi preventivi costanti che, purtroppo, non sempre vengono garantiti. È in questo contesto che il richiamo a un “serio approfondimento” si traduce anche in un appello alla coscienza e alla diligenza dei singoli proprietari, custodi di un pezzo del patrimonio collettivo.

Il ruolo cruciale del comune e il precedente delle mura civica

Tuttavia, il Comune non può esimersi dalle proprie responsabilità, e non solo in termini di vigilanza e sollecitazione dei privati. Storicamente, la città ha già affrontato eventi drammatici che hanno coinvolto direttamente il patrimonio pubblico. La “madre di tutti i crolli”, come viene ricordato, avvenne il 20 gennaio 1997, quando una porzione delle mura civiche – simbolo e baluardo della città – cedette. Questo precedente dovrebbe servire da monito costante, a riprova che anche le strutture pubbliche, se non adeguatamente monitorate e manutenute, sono vulnerabili. Il patrimonio viterbese, tra i più grandi centri medievali d’Europa, rappresenta una risorsa di inestimabile valore non solo culturale, ma anche turistico ed economico. È compito dell’amministrazione comunale, in quanto garante del bene pubblico e custode della storia cittadina, predisporre una strategia di tutela attiva, che includa un’analisi approfondita e sistematica dello stato di salute di tutti gli edifici, pubblici e privati.

L’assenza di un check-up strutturale: Un vuoto preoccupante

E qui emerge una delle criticità più urgenti: la totale assenza di un “check up strutturale” degli edifici. Nonostante l’evidente fragilità del tessuto edilizio, i numerosi crolli e l’allarme lanciato dalle stesse istituzioni, ad oggi non esiste traccia né notizia di un censimento sistematico o di una verifica approfondita dello stato di salute degli immobili viterbesi. Questa lacuna rappresenta un rischio concreto per la sicurezza dei cittadini e per l’integrità del patrimonio storico. Un’amministrazione lungimirante dovrebbe avviare un piano di mappatura e analisi delle vulnerabilità, prioritizzando gli interventi in base al rischio e al valore storico. Senza una fotografia chiara della situazione, ogni intervento rimane episodico e reattivo, piuttosto che preventivo e strategico, lasciando la città in balia di eventi imprevedibili e potenzialmente catastrofici. Il centro storico, con i suoi vicoli, palazzi e torri, non è solo un’attrazione turistica, ma l’abitazione e il luogo di lavoro di migliaia di persone, la cui incolumità deve essere tutelata con la massima serietà.

Un problema che trascende i confini cittadini: L’esempio di marta

La questione dei crolli, pur focalizzandosi su Viterbo, non è circoscritta esclusivamente al capoluogo. La provincia stessa mostra segnali di vulnerabilità. La menzione di un “soffitto crollato di un palazzo disabitato a Marta” suggerisce che il degrado e la necessità di manutenzione siano problemi che toccano l’intero territorio, in particolare i centri storici e i borghi più antichi. Questo allarga la prospettiva, indicando una problematica di carattere regionale che richiede un approccio coordinato e una consapevolezza diffusa. Ogni singolo evento, dalla torre al soffitto di un palazzo, aggiunge un tassello a un mosaico preoccupante, che impone una riflessione più ampia sulla gestione e la conservazione del patrimonio edilizio, non solo sotto il profilo estetico, ma soprattutto sotto quello della sicurezza strutturale e dell’incolumità pubblica.

Urgenza e prospettive: Salvaguardare viterbo e la sua storia

In conclusione, la morte di Octay Stroici nella Torre dei Conti, lungi dall’essere un incidente isolato, si presenta come il culmine di un’emergenza latente, una “lunga scia di crolli” che minaccia l’identità stessa di Viterbo. La richiesta di un “serio approfondimento” da parte dell’assessore Aronne deve tradursi in azioni concrete. È imperativo che il Comune, in sinergia con la Sovrintendenza e coinvolgendo i privati, avvii un’operazione di censimento e verifica strutturale di ampio respiro. Solo così sarà possibile delineare un piano di interventi mirati, di recupero e messa in sicurezza che possa scongiurare nuove tragedie e proteggere un patrimonio storico di inestimabile valore. Viterbo non può permettersi di piangere altre vittime né di vedere i suoi simboli sgretolarsi sotto i colpi dell’incuria e del tempo. La salvaguardia della “Città dei Papi” è un investimento nel suo futuro, un atto di rispetto verso la sua storia e un impegno irrinunciabile per la sicurezza dei suoi abitanti.