In un incontro tra i rappresentanti del territorio e i vertici della sanità locale, è emersa una situazione critica che riguarda il funzionamento dei reparti d’emergenza dell’ospedale Santa Rosa di Grotte di Castro. Le difficoltà riscontrate non riguardano solo i tempi tecnici di cura, ma anche la dignità della permanenza dei pazienti e la qualità del rapporto umano con le famiglie. La situazione è stata portata alla luce dal sindaco Antonio Domenico Rizzello, che ha sollevato questioni fondamentali riguardanti la gestione del pronto soccorso.
Tempi di attesa e disincentivo alle cure
Secondo il sindaco Rizzello, la situazione attuale sta portando a una conseguenza paradossale e pericolosa: la rinuncia a farsi curare o la fuga verso strutture private per timore di restare intrappolati nel sistema del pronto soccorso. La permanenza prolungata nelle corsie, in attesa di un posto letto o delle dimissioni, non è più considerata un’eccezione ma una prassi che logora i pazienti e preoccupa chi sta loro vicino. Rizzello ha chiesto che vengano forniti dati precisi sui tempi medi di stazionamento. “I pazienti si trovano collocati fisicamente nelle corsie del pronto soccorso in attesa di ricovero piuttosto che in attesa di essere dimessi. Una quantità di tempo non adeguata. Ho chiesto di sapere nel prossimo incontro i tempi medi di permanenza nelle corsie del pronto soccorso. Perché questo meccanismo rischia di diventare un disincentivo rispetto all’andare in ospedale. Cioè se io ho un congiunto anziano che sta male e che rischia di stare tre giorni bloccato nella corsia del pronto soccorso è evidente che cerco di rivolgermi in una struttura diversa. La Asl si è presa l’impegno per la prossima riunione di affrontare il tema. Tema che per onestà non era oggetto della riunione, è una cosa in più che ho chiesto con l’occasione dell’incontro”.
La barriera digitale e la richiesta di comunicazione umana
Oltre al problema dei tempi di ricovero, la discussione si è spostata su come la tecnologia, pur nata per semplificare, stia creando un muro invisibile tra i medici e i cittadini, specialmente quelli più avanti con gli anni. Attualmente la Asl utilizza un’applicazione per smartphone che permette di seguire in tempo reale l’iter diagnostico di chi varca la soglia del pronto soccorso. Un sistema che sulla carta appare moderno ed efficiente, ma che nella pratica si scontra con il divario digitale che caratterizza gran parte della popolazione della provincia, composta da molti anziani che faticano a gestire strumenti telematici complessi. Chi aspetta in sala d’attesa spesso si ritrova in un limbo informativo, senza sapere se il proprio caro stia effettuando un esame o sia in attesa di un consulto, semplicemente perché non è in grado di consultare correttamente lo schermo di un telefono. Questa mancanza di aggiornamenti tempestivi genera un senso di angoscia che i sindaci chiedono di eliminare tornando a forme di comunicazione più dirette e tradizionali.
Verso una soluzione più umana
Per superare questo isolamento, la proposta avanzata da Rizzello è quella di affiancare alla tecnologia la presenza fisica di personale dedicato: “Ho chiesto che venga utilizzato, parallelamente al sistema app, anche un sistema di comunicazione fisica con la possibilità di individuare una o due persone tra infermieri, dipendenti Asl, che quando hanno notizie relative alla persona che sta dentro il pronto soccorso si possano recare all’esterno a comunicare ai parenti le condizioni del congiunto”. Questa richiesta mira a garantire un contatto umano più diretto e a ridurre l’ansia delle famiglie in attesa di notizie.