La crisi dell’acqua nella Tuscia ha assunto una nuova dimensione con le accuse mosse alla ASL per la mancanza di dati sanitari aggiornati. Le associazioni A.Ba.Co. Lazio e il Comitato “Non ce la beviamo” hanno puntato il dito contro l’Azienda Sanitaria Locale, denunciando un grave blackout informativo che lascia i cittadini senza informazioni cruciali sulla qualità dell’acqua.
Dati obsoleti e mancanza di trasparenza
Secondo le associazioni, i dati pubblicati relativi a reti e serbatoi risultano fermi a ottobre 2025, in alcuni casi addirittura a giugno dello stesso anno. Questa situazione ha sollevato preoccupazioni riguardo a parametri cruciali come arsenico e fluoruri. Le associazioni hanno definito la situazione “intollerabile”, sottolineando che la trasparenza non può essere considerata opzionale quando si tratta di salute pubblica. Hanno richiesto la pubblicazione immediata di tutte le analisi disponibili, comprese quelle degli ultimi cinque anni, e l’istituzione di un osservatorio popolare indipendente per vigilare sulla qualità dell’acqua e tutelare i cittadini da eventuali logiche speculative.
Caso specifici e preoccupazioni
Le associazioni hanno evidenziato casi specifici che rafforzano le preoccupazioni. A Bassano Romano, ad esempio, le analisi ARPA del febbraio 2026 hanno rilevato in via Roma una concentrazione di arsenico pari a 13 microgrammi per litro, superiore ai limiti di legge. Tuttavia, l’informazione alla popolazione sarebbe arrivata in ritardo e in forma giudicata “parziale”. A Caprarola, invece, è ancora in vigore un’ordinanza di non potabilità risalente al 2012, ma secondo i denuncianti mancherebbe una comunicazione costante e aggiornata ai cittadini. Questo ha portato a interrogativi sulla mancanza di informazione continua sulla popolazione sui rischi e sulla mancata attivazione di sistemi emergenziali per garantire l’accesso ad acqua potabile dove necessario.
Richieste urgenti e tutela della salute pubblica
Le associazioni hanno chiesto con urgenza che la ASL pubblichi tutti i dati relativi ai comuni della Tuscia e assuma la piena responsabilità della comunicazione sanitaria, in collaborazione con i sindaci. Tra le richieste anche una riduzione immediata delle bollette nei territori dove l’acqua non risulta potabile. Al centro della mobilitazione resta la tutela della salute pubblica, considerata un diritto non negoziabile e priorità assoluta rispetto a qualsiasi altra logica gestionale o economica.