Un dramma familiare si è concluso con una condanna a sei anni di reclusione per un 66enne originario delle Filippine, imputato per violenza sessuale aggravata ai danni di una minore, la sorella del bambino a cui ha fatto da padrino al battesimo. La vicenda, che ha scosso la comunità di Viterbo, ha visto la luce grazie al coraggio della giovane vittima, oggi maggiorenne, che ha deciso di denunciare gli abusi subiti.
Gli episodi di abuso
Gli abusi, secondo l’accusa, sarebbero iniziati nel 2015, quando la vittima aveva solo 9 anni, e si sarebbero protratti fino al 2020. La procura ha ricostruito quattro episodi significativi, tra cui un barbecue durante il quale l’uomo avrebbe toccato il seno della ragazzina. L’ultimo episodio contestato risale al 20 dicembre 2020, quando la giovane, appena 14enne, era in casa da sola con il fratellino. Durante l’incidente probatorio, la ragazza ha raccontato di palpeggiamenti e baci indesiderati, con episodi via via più gravi: baci sul collo, tocchi ai seni e al sedere, tentativi di abbassarle i pantaloni del pigiama, pressioni con gli organi genitali sulle gambe e mani tra le gambe.
Il processo e le testimonianze
La procura ha chiesto al tribunale di Viterbo una condanna a sette anni e sei mesi per tutti gli episodi, descrivendo la giovane come “sincera e molto matura nel suo racconto”. Una versione confermata anche dal padre, che ha riferito di aver visto la figlia turbata dopo l’ultimo episodio. L’imputato, difeso dall’avvocato Remigio Sicilia, ha sempre negato le accuse, sostenendo che si trattasse di gesti affettuosi senza intenti sessuali. Dopo la denuncia, l’uomo ha lasciato l’Italia tornando nel suo paese d’origine, senza fornire mai una versione alternativa credibile.
Il supporto alla vittima e il futuro
In seguito alla denuncia, la ragazza è stata seguita da psicologi e ha iniziato un percorso di arti marziali per recuperare fiducia in se stessa. I genitori, anch’essi di origine filippina, si sono costituiti parte civile tramite l’avvocata Dominga Martines, che ha sottolineato: “Nonostante la paura di non essere creduta, la giovane, che ha subito disagi, ha avuto il coraggio di denunciare”. La condanna a sei anni di reclusione è stata emessa esclusivamente per il fatto del 20 dicembre 2020, mentre l’imputato è stato assolto per gli altri episodi perché “il fatto non sussiste”. L’uomo dovrà risarcire le parti civili in sede civile.