In un caso che ha scosso profondamente la comunità di Viterbo, un uomo di 57 anni di origine filippina è stato condannato a sei anni di reclusione per violenza sessuale aggravata ai danni di una minore. La sentenza, emessa dal collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi, rappresenta un passo cruciale verso la giustizia per la vittima e la sua famiglia.
I dettagli del processo e le richieste delle parti
Il pubblico ministero aveva richiesto una condanna più severa, pari a sette anni e mezzo di reclusione, mentre la difesa, guidata dall’avvocato Remigio Sicilia, ha cercato di mitigare la pena. La sentenza ha riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni per la parte civile, rappresentata dal padre della vittima, oggi ventenne, assistito dall’avvocato Dominga Martines. La quantificazione del risarcimento sarà determinata in sede civile.
La ricostruzione dei fatti e le testimonianze
I fatti risalgono alla fine del 2020, quando l’imputato si presentò presso l’abitazione della famiglia della vittima, connazionali. La giovane, all’epoca 14enne, aprì la porta all’uomo, che era conosciuto in famiglia fin dal 2006 e considerato quasi un fratello. Secondo la ricostruzione del padre, l’uomo avrebbe abbracciato la ragazza in modo aggressivo e l’avrebbe molestata sessualmente. La vittima riuscì a liberarsi grazie a una tecnica di arti marziali insegnatale dal padre e, armatasi di una katana giapponese da esposizione, intimò all’uomo di lasciare andare il fratellino che aveva nel frattempo preso in braccio.
Un caso che lascia segni profondi
Questa vicenda giudiziaria sottolinea l’importanza di proteggere i minori e di perseguire con rigore i crimini di violenza sessuale. La condanna rappresenta un passo significativo verso la giustizia per la vittima e la sua famiglia, ma anche un monito per la comunità sull’importanza di vigilare e agire contro ogni forma di abuso. La sentenza emessa dal tribunale di Viterbo è un segnale chiaro che tali crimini non rimarranno impuniti.