In una vicenda che ha tenuto con il fiato sospeso i residenti di Viterbo, la frana di strada Filante, iniziata nell’autunno del 2024, ha finalmente raggiunto il suo epilogo amministrativo. Il Comune ha quantificato i costi dell’intervento di messa in sicurezza, arrivando a una cifra di 34mila euro che sarà ora richiesta ai proprietari del terreno da cui si è originato il cedimento. Questi ultimi, tuttavia, hanno già presentato ricorso al Tar contro la decisione del Comune, aprendo un nuovo capitolo di questa complessa vicenda.
La storia del dissesto
La vicenda ha radici lontane, risalenti all’ottobre del 2024, quando l’ufficio tecnico del Comune di Viterbo redasse un primo rapporto in cui si segnalava uno “smottamento del costone laterale”. Questo fenomeno rese necessaria l’interdizione dell’area sottostante, ma la situazione non migliorò e anzi peggiorò drasticamente nei mesi successivi. Il 23 marzo 2025, un nuovo sopralluogo certificò un “ulteriore smottamento a circa sei metri di altezza dalla sede stradale”. Di fronte a questa situazione critica, il Comune decise di interdire totalmente il transito veicolare e pedonale nel tratto tra i civici 22 e 27, creando non pochi disagi alla viabilità cittadina.
L’intervento d’urgenza e gli imprevisti
Di fronte alla necessità impellente di riaprire la viabilità e garantire la pubblica sicurezza, il Comune decise di attivare le procedure per l’esecuzione dei lavori in danno, sostituendosi di fatto al privato. L’ente affidò i lavori alla ditta Marini e Darida scavi e trasporti, con l’obiettivo di liberare la carreggiata e consolidare la parete rocciosa nel minor tempo possibile. Tuttavia, quello che sembrava un intervento standard si rivelò ben più complesso del previsto. Durante le prime fasi di disgaggio e pulizia della scarpata, i tecnici si trovarono di fronte a “lavorazioni impreviste e imprevedibili in fase progettuale”, causate dalle particolari condizioni del terreno, che si rivelò “incoerente” e instabile. Questo portò a una variante del progetto che fece lievitare l’importo originario a quasi 28mila euro netti, esclusa l’Iva e gli oneri vari.
Il recupero delle somme e le prospettive future
A cantiere chiuso e strada riaperta, il settore lavori pubblici del Comune ha tirato le somme. Nella determinazione firmata il 10 febbraio 2026, viene specificato che, trattandosi di proprietà privata, l’amministrazione deve “provvedere al recupero delle somme sostenute”. La cifra finale, comprensiva di Iva e oneri vari, ammonta a poco più di 34mila 600 euro, che verranno ora richiesti ai titolari delle particelle catastali interessate dal crollo. La vicenda, tuttavia, è lungi dall’essere conclusa, con i proprietari che hanno già presentato ricorso al Tar contro la decisione del Comune. La strada Filante, intanto, è tornata alla normalità, ma la questione amministrativa e legale rimane aperta, in attesa di una risoluzione definitiva.