Moneta medievale

La storia del Viterbino: la moneta medievale che simbolizzava l’autonomia di Viterbo

Un viaggio nel passato per scoprire come Viterbo coniava la propria moneta e il suo significato economico e politico

La storia del Viterbino: la moneta medievale che simbolizzava l’autonomia di Viterbo

Viterbo, città conosciuta oggi per il suo legame con i Papi, ha un passato ricco di storia e autonomia economica. Nel Medioevo, infatti, era una potenza economica capace di coniare la propria moneta, il Viterbino, un simbolo di libertà e prestigio che rappresentava l’identità e l’indipendenza del comune.

La nascita del viterbino

La storia del Viterbino inizia nel XIII secolo, un periodo d’oro per Viterbo. La città ottenne il privilegio di aprire una propria zecca, un diritto che all’epoca era sinonimo di libertà assoluta. Il Viterbino nasce come un “denaro” in mistura, ovvero una lega di argento e rame, e divenne subito lo strumento principale per gli scambi quotidiani. Non era una moneta per i grandi tesori dei nobili, ma il motore dell’economia locale, usato dai mercanti e dagli artigiani che rendevano vive le vie del centro. Questo piccolo disco di metallo era il simbolo di una città che non voleva prendere ordini da nessuno, nemmeno sul valore del denaro.

Com’era fatta la storica moneta di viterbo

L’estetica del Viterbino era un concentrato di identità cittadina. Su una faccia della moneta campeggiava solitamente la grande “V” di Viterbo, circondata dalla scritta Viterbivm. Sull’altro lato, non poteva mancare il simbolo per eccellenza: il leone, emblema di forza e fierezza. Guardando quel leone, chiunque nella Tuscia sapeva immediatamente da dove provenissero quei soldi e quale fosse il peso politico della città che li aveva coniati. La moneta era un vero e proprio biglietto da visita di Viterbo, un segnale tangibile del suo potere e della sua autonomia.

Il futuro del viterbino

Il declino del Viterbino è andato di pari passo con la perdita di autonomia del comune a favore del potere centrale del papa. Con il consolidamento dello stato della chiesa, le zecche locali vennero progressivamente chiuse o assorbite per far spazio alla moneta pontificia ufficiale. Nonostante la sua fine, il Viterbino resta oggi una delle testimonianze più affascinanti per capire quanto fosse influente e ricca Viterbo nel cuore del Medioevo, prima di diventare definitivamente la “città dei Papi”. La sua storia è un ricordo tangibile di un’epoca in cui Viterbo era una città indipendente e prospera, capace di coniare la propria moneta e di influenzare l’economia della regione.