L’età media dei lavoratori dipendenti del settore privato nella provincia di Viterbo ha raggiunto un nuovo record, segnando un preoccupante invecchiamento della forza lavoro. Secondo l’ultima indagine dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, nel 2024 l’età media degli occupati nella Tuscia ha toccato i 42,12 anni, con un totale di 59.461 addetti e 19.242 over 50, pari al 32,4% del totale. Questi dati collocano Viterbo al 52° posto nella classifica nazionale delle province per età media dei dipendenti.
Confronti regionali e nazionali
A livello regionale, Viterbo si posiziona sotto Frosinone, che con un’età media di 43,15 anni si colloca al quinto posto nazionale tra le province più “anziane” d’Italia. Anche Roma supera la Tuscia, con un’età media dei dipendenti privati di 42,41 anni e oltre 1,45 milioni di occupati, dei quali il 33,6% ha più di 50 anni. La Tuscia, invece, supera Latina (41,83 anni) e Rieti (42,02 anni). Nel complesso, il Lazio registra un’età media di 42,40 anni, superiore alla media nazionale di 41,91, con un’incidenza di ultracinquantenni che sfiora un terzo del totale degli occupati.
Le conseguenze dell’invecchiamento della forza lavoro
L’indagine della Cgia evidenzia una trasformazione profonda del mercato del lavoro a livello nazionale. Dal 2008 al 2024, l’età media dei dipendenti privati è aumentata di quasi quattro anni. Oggi, oltre il 32% degli occupati ha superato la soglia del mezzo secolo. Le province più “vecchie” restano Potenza, Terni e Biella, tutte oltre i 43 anni, mentre quelle più giovani sono Bolzano, Aosta e Vibo Valentia. Questo fenomeno è legato a una denatalità ormai strutturale, che ha ridotto in modo sensibile la fascia di età tra i 25 e i 44 anni, considerata la più strategica per produttività e innovazione.
Impatto economico e sfide future
L’invecchiamento della forza lavoro non è solo un problema demografico, ma anche economico. Secondo l’Ufficio studi della Cgia, il ricambio generazionale nel mercato del lavoro si è inceppato, diventando un vincolo strutturale alla crescita. Le conseguenze sono particolarmente rilevanti per le piccole imprese, perché la carenza di manodopera riduce la capacità produttiva e rende sempre più difficile presidiare ruoli chiave, soprattutto nei settori tecnici e manifatturieri. Questo squilibrio rappresenta una sfida significativa per il futuro economico della provincia e del paese.