Arte rinascimentale

Scoperte sensazionali confermano il coinvolgimento di Michelangelo nelle opere di Sebastiano del Piombo a Viterbo

Tecnologie avanzate rivelano tracce del disegno preparatorio del grande maestro fiorentino sotto le opere del Piombo

Scoperte sensazionali confermano il coinvolgimento di Michelangelo nelle opere di Sebastiano del Piombo a Viterbo

Viterbo si appresta a riscrivere un capitolo fondamentale della sua storia artistica grazie a una scoperta che potrebbe confermare definitivamente il coinvolgimento di Michelangelo Buonarroti nelle opere di Sebastiano del Piombo. Le ultime analisi condotte su due capolavori custoditi nel Museo dei Portici hanno portato alla luce indizi concreti che potrebbero rivoluzionare la nostra comprensione del Rinascimento.

Tecnologie innovative per svelare i segreti del passato

Gli esperti del Cnr di Firenze e del Politecnico delle Marche hanno impiegato tecnologie non invasive, tra cui sistemi a infrarossi, per esaminare la Pietà e la Flagellazione di Sebastiano del Piombo. Questi strumenti hanno permesso di penetrare sotto gli strati di pittura, rivelando dettagli invisibili all’occhio umano. Le analisi non solo hanno monitorato lo stato di conservazione delle opere, ma hanno anche puntato a risolvere uno dei misteri più affascinanti del Rinascimento: la collaborazione tra Sebastiano del Piombo e Michelangelo. Le voci degli addetti ai lavori suggeriscono che la scoperta sia ormai avvenuta, anche se l’annuncio ufficiale dovrà attendere ancora qualche mese.

Le tracce di Michelangelo sotto la superficie

Le cronache di Giorgio Vasari descrivono la Pietà come il primo frutto della collaborazione tra i due maestri, con Michelangelo che avrebbe fornito il cartone e l’invenzione dell’opera, lasciando a Sebastiano del Piombo il compito di tradurla in colore e paesaggio. Gli studi attuali sembrano aver rintracciato proprio quel disegno preparatorio nascosto sotto la superficie, trasformando il racconto letterario in una verità scientifica. Inoltre, sul retro delle tavole sono stati trovati schizzi preparatori che riconducono agli studi di Michelangelo sulle mani e ad altre opere, come gli affreschi della cappella Sistina. Questi ritrovamenti rappresentano la prova definitiva del coinvolgimento di Michelangelo nella creazione di un capolavoro lodato per il suo “paese tenebroso”.

La prudenza dell’amministrazione e le prospettive future

Nonostante l’entusiasmo suscitato dai primi dati, l’assessore alla cultura Alfonso Antoniozzi preferisce mantenere un atteggiamento prudente. “I risultati sono stati interessanti – commenta -, c’è bisogno di aggiungere approfondimenti e li faremo. Serve verificare i risultati”. La città attende ora di conoscere ufficialmente cosa si nasconda dietro quel velo di colore che, per oltre cinquecento anni, ha custodito il segreto di due geni. L’intuizione di studiare cosa si celasse dietro la superficie dei dipinti di Sebastiano del Piombo è emersa per la prima volta durante una seduta di consiglio comunale nel 2019, grazie alla proposta dell’allora consigliere Paolo Bianchini. Oggi, a fronte dei primi riscontri scientifici, Bianchini sollecita l’amministrazione a completare quel percorso di valorizzazione, confidando nella lungimiranza di Antoniozzi.