Nel viterbese, un’operazione congiunta delle forze dell’ordine ha portato all’arresto di due individui legati alla mafia turca di Baris Boyun, confermando il ruolo centrale di Vetralla come snodo cruciale per le attività logistiche dell’organizzazione criminale con finalità terroristiche. L’indagine, coordinata dalla procura distrettuale antimafia e antiterrorismo di Milano, ha svelato un intricato sistema di supporto e favoreggiamento, con Vetralla epicentro delle operazioni.
Vetralla: Cuore logistico della rete criminale
La cittadina di Vetralla si conferma un punto nevralgico per la mafia turca di Baris Boyun, già emerso in precedenti indagini. Nel blitz di maggio 2024, era stato scoperto come luogo di occultamento di un ingente arsenale del gruppo. La presenza di affiliati e coordinatori del sodalizio, le cui intercettazioni rivelavano la disponibilità di armi custodite nelle vicinanze delle loro abitazioni, evidenziava il radicamento dell’organizzazione nel territorio. Non solo armi, ma anche documenti falsi e l’utilizzo di bed and breakfast come basi segrete, delineano un quadro di profonda infiltrazione nel tessuto sociale e logistico della zona.
Dettagli dell’operazione e profili degli arrestati
L’operazione del 16 dicembre ha visto l’esecuzione di quattro ordinanze di custodia cautelare, di cui due a Vetralla, nella frazione di Cura. Gli arrestati, cittadini turchi, sono accusati di aver fornito supporto logistico all’organizzazione, garantendo ospitalità, assistenza e spostamenti ai membri del sodalizio. Le perquisizioni, eseguite da circa cinquanta agenti in tutta Italia, hanno interessato abitazioni e altri luoghi riconducibili agli indagati, alla ricerca di ulteriori elementi probatori. Un quarto individuo, già detenuto nel carcere di Mammagialla a Viterbo per un mandato internazionale eseguito quattro mesi prima, è risultato coinvolto nell’inchiesta. Su di lui gravano accuse pesantissime, tra cui associazione per delinquere aggravata dalla transnazionalità, finalizzata a una serie di reati quali detenzione e traffico di armi, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, omicidi, stragi, traffico di droga, riciclaggio e falsificazione di documenti. Tali reati sono contestati anche agli altri tre indagati, delineando un quadro di attività criminale diversificata e su vasta scala.
Il ruolo di baris boyun e la pericolosità del gruppo
Baris Boyun, figura apicale della mafia turca, è accusato di aver organizzato attentati e omicidi in Turchia e in altri paesi europei, con l’obiettivo di destabilizzare lo stato turco e creare allarme sociale. Attualmente detenuto in regime di 41-bis e imputato davanti alla corte d’assise di Milano, Boyun era uno degli uomini più ricercati da Ankara, che ne ha richiesto l’estradizione, finora negata dalla giustizia italiana. Il primo blitz, risalente al maggio 2024, aveva già coinvolto diverse località della Tuscia, svelando la pericolosità del gruppo e la sua capacità di attrarre sodali in Italia, violando le normative sull’immigrazione. La sentenza relativa a quel primo filone dell’inchiesta aveva evidenziato la disponibilità di un elevato numero di armi e i collegamenti con cellule presenti in Italia e in altri paesi europei.