Dramma familiare

Padre minaccia figlio con un cacciavite durante un rimprovero

Processo a Viterbo per maltrattamenti e mancato pagamento degli alimenti

Padre minaccia figlio con un cacciavite durante un rimprovero

Un episodio di minaccia nei confronti di un figlio di 11 anni ha portato un padre marocchino davanti al tribunale di Viterbo. La vicenda, che risale al 25 marzo 2023, ha visto il padre accusato di maltrattamenti e mancato pagamento degli alimenti. La madre del bambino, una 50enne originaria del Marocco ma residente in Italia da 24 anni, si è costituita parte civile e ha raccontato in aula quanto accaduto quella mattina, durante la fiera di Viterbo.

La denuncia della madre

La madre del bambino ha ricostruito in aula quanto accaduto quella mattina, quando a Viterbo c’era la fiera. Lei era tra le bancarelle con un’amica, mentre il figlio con il padre. “Ero in centro – ricorda – quando mio figlio mi ha chiamato e mi ha detto di correre da lui, che si era rifugiato nel bagno di un bar a porta della Verità. Quando sono arrivata mi ha detto di scappare e così siamo andati a pratogiardino. Mi ha raccontato che il padre lo aveva minacciato con un cacciavite che aveva in tasca, puntandoglielo al petto e dicendogli ‘Ti ammazzo’ durante un rimprovero perché non andava a scuola”. La donna ha anche affermato che il marito non è mai stato presente per il figlio, sparendo per un periodo e dicendo di essere andato in Francia. Ha descritto il marito come aggressivo, con episodi di violenza fisica e verbale, incluso un episodio in cui il padre ha picchiato il figlio con la cintura.

Il contesto familiare e il racconto del bambino

La coppia si è sposata in Marocco nel 2008 e, grazie al ricongiungimento familiare, l’uomo è arrivato in Italia. Nel 2019, però, è arrivata la separazione e nel 2025 il divorzio. Nel 2012, la nascita del bambino a Viterbo. La madre ha affermato che il marito non ha mai pagato il mantenimento, dando solo 200 euro nei primi due mesi. Non è stato nemmeno un buon marito: ha aggredito anche me e il matrimonio è sempre stato conflittuale”. I giudici hanno ascoltato anche l’amica della madre che era con lei alla fiera: “Il bambino era spaventato. Mentre andavamo a pratogiardino per farlo giocare e distrarre è rimasto sempre appiccicato alla madre e si girava per vedere se il padre ci stesse seguendo”. Il bambino, che oggi è un ragazzino di 14 anni che frequenta la terza media, è già stato sentito dagli inquirenti in audizione protetta ma ha testimoniato anche davanti al tribunale. Ha confermato la paura provata quel giorno, ma ha chiarito cosa fosse successo quel 25 marzo: “Papà era arrabbiato e stranito e ha sbattuto il cacciavite su un albero. Io mi sono impaurito perché mi è sembrato che volesse usarlo contro di me che ero molto vicino all’albero. Sia alla mamma che ai carabinieri ho raccontato che me lo aveva puntato addosso perché non avevo ancora ben capito cosa fosse successo e quale fosse la direzione del cacciavite. Ora ci vediamo nei weekend e andiamo d’accordo”.

La situazione attuale

Attualmente, il padre e il figlio si vedono nei weekend e sembrano andare d’accordo. Tuttavia, la gravità delle accuse e il contesto di violenza domestica descritto dalla madre sollevano serie preoccupazioni. Il processo in corso a Viterbo dovrà fare luce su quanto accaduto e determinare le responsabilità del padre. La vicenda rappresenta un caso emblematico delle complessità e delle tragedie che possono emergere all’interno delle dinamiche familiari, evidenziando l’importanza di interventi tempestivi e di supporto per le vittime di violenza domestica.