Allarme benessere

Rapporto allarmante sulla Tuscia: salute precaria, difficoltà economiche e isolamento sociale

Il rapporto Bes 2025 evidenzia una situazione critica nella provincia di viterbo, con dati preoccupanti su sanità, economia e sicurezza

Rapporto allarmante sulla Tuscia: salute precaria, difficoltà economiche e isolamento sociale

Un quadro tutt’altro che confortante emerge dal Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (BES) 2025, che delinea una situazione di fragilità per la Tuscia. Il rapporto, presentato il 22 gennaio nella sala Anselmi di palazzo Gentili, mette in luce criticità demografiche, sanitarie, economiche e sociali che richiedono un’attenzione urgente da parte della politica e delle istituzioni locali.

Un territorio in declino demografico e sanitario

Il primo dato allarmante riguarda l’invecchiamento della popolazione. La Tuscia invecchia più rapidamente e in condizioni peggiori rispetto al resto d’Italia. La speranza di vita alla nascita si attesta a 82,4 anni, inferiore alla media regionale e nazionale. Ancora più allarmante è l’indice di mortalità, significativamente più alto rispetto alla media italiana (100,8 contro 90,4), con una preoccupante incidenza di tumori, soprattutto tra la popolazione maschile. A ciò si aggiunge la difficoltà o la sfiducia nel curarsi sul territorio: quasi il 20% dei residenti è costretto a migrare verso altre regioni per ricoveri ordinari acuti, una “fuga per la salute” che supera di gran lunga la media nazionale. Infine, il tasso di famiglie monocomponenti, indicatore di solitudine, raggiunge il 40,4%, superando la media nazionale del 37,9%.

Economia in difficoltà e divario culturale

Anche il quadro economico tracciato dal BES evidenzia una provincia in difficoltà. Il reddito medio disponibile pro-capite è di circa 18.800 euro, nettamente inferiore ai 23.000 euro della media laziale. A ciò si aggiunge un basso livello di istruzione: solo il 25,5% dei giovani tra i 25 e i 39 anni possiede una laurea o un titolo terziario, contro una media regionale del 35%. Questo divario culturale rischia di compromettere il futuro del territorio, aggravato da una scarsa propensione verso le discipline scientifiche. Sul fronte lavorativo, sebbene la disoccupazione non raggiunga livelli critici, la sicurezza sul lavoro resta un problema: il tasso di infortuni mortali e invalidanti è quasi doppio rispetto alla media del Lazio (14,4 contro 8,2).

Insicurezza e criticità ambientali

Sul fronte della sicurezza, preoccupano i dati relativi alla violenza di genere: 12,3 casi di violenza sessuale ogni 100.000 abitanti, un numero superiore sia al dato regionale che nazionale. Questo dato, unito all’alto tasso di feriti in incidenti stradali, soprattutto sulle strade extraurbane, restituisce l’immagine di un territorio meno sicuro di quanto si possa immaginare. Anche l’apparente nota positiva legata alla produzione di energia rinnovabile nasconde un paradosso. La provincia di Viterbo produce il 110% dell’energia che consuma, ma questa transizione ecologica sembra imposta dall’alto e non pienamente condivisa dai cittadini. Il verde urbano fruibile è scarso (appena 12,4 metri quadrati per abitante, contro i 33 nazionali), l’utilizzo dei mezzi pubblici è bassissimo e le auto elettriche o ibride faticano a diffondersi.

La necessità di interventi urgenti

Il rapporto BES 2025 dipinge un quadro preoccupante per la Tuscia, evidenziando problemi strutturali che richiedono interventi urgenti. Dalla sanità alla formazione, passando per l’economia e la sicurezza, i dati impongono una riflessione approfondita e l’adozione di politiche attive per evitare che il divario con il resto del paese diventi incolmabile.